gli equites singulares a centocelle

Equites Singulares Augusti

 

 

Storia

Domiziano, si recò nell’83 d.C. sulla frontiera germanica per combattere i chatti, dovette decidere in quella occasione la ricostituzione di un regolare contingente di guardie del corpo, cui fu dato il nome di equites singulares augusti, “i cavalieri scelti dell’imperatore”.

Che proprio a Domiziano si debba ricondurre la formazione del nuovo corpo lo testimonia una stele sepolcrale di un eques singularis, rinvenuta a Magonza. Il defunto, Flavius Proculus, nato a Filadelfia di Siria (l’odierna Amman), è ritratto nella pietra come un cavaliere lanciato al galoppo e in atto di scagliare una freccia: il luogo di ritrovamento, il nome gentilizio Flavius, la tipologia della stele e l’estrazione etnica del soldato concorrono a situare con pochissimi dubbi proprio agli anni della spedizione germanica di Domiziano la realizzazione della stele stessa e quindi, conseguentemente, l’istituzione della nuova milizia.

Gli Equites singulares Augusti, dunque erano una scorta a cavallo di mille uomini che accompagnavano in battaglia gli imperatori e a Roma ne garantivano la sicurezza.

Traiano confermò e anzi consolidò ulteriormente l’istituzione degli equites singulares, ma variò consistentemente sia l’origine geografica dei suoi componenti – attingendo in prevalenza soprattutto dai migliori cavalieri delle truppe ausiliarie della Germania Inferiore e ricorrendo, successivamente, anche alle truppe di Britannia, Gallia, Norico, Rezia e Pannonia – sia l’organico del reparto, strutturandolo come un numerus di cavalleria leggera tradizionale – il cui armamento era contraddistinto da una cotta di maglia di ferro, spada lunga a due tagli e scudo ovale. Inoltre, per acquartierare nell’Urbe questa non trascurabile forza, Traiano fece edificare una caserma sulle pendici nord del Celio, la cui pianta è però a tutt’oggi sconosciuta. Da allora, i membri della nuova forza di sicurezza dell’imperatore furono sempre al suo fianco, sia nei periodi di pace a Roma, sia in guerra su ogni fronte, come testimoniano per esempio i rilievi della Colonna Traiana nella scena LXXXIX e della Colonna Aureliana, nella scena LXXIV, fra le cui schiere scolpite gli studiosi hanno individuato elementi degli equites singulares.

Con l’avvento al trono di Settimio Severo (193 d.C.) si registrano due importanti cambiamenti nell’organico del reparto: il raddoppiamento della forza, provvedimento inquadrabile in un più ampio progetto di rafforzamento generale delle varie truppe a presidio dell’Urbe voluto dal nuovo imperatore, e il radicale cambiamento della composizione etnica dei cavalleggeri.

Per ciò che concerne il primo punto, l’aumento da 1000 a 2000 uomini non fu risolto con un semplice accrescimento degli effettivi all’interno dello stesso numerus: si ricorse, infatti, alla creazione di un nuovo reparto, gemello ma assolutamente autonomo. Conseguenza necessaria fu la costruzione di un secondo accasermamento, che venne edificato presso l’attuale San Giovanni in Laterano (resti delle antiche strutture ed iscrizioni sono stati ritrovati sotto la cosiddetta Scala Santa) e che prese il nome di Castra Nova, differenziandolo così dal precedente, chiamato da allora Castra Vetera. I notevoli resti ancora visibili sotto la navata centrale della basilica di San Giovanni in Laterano, riguardano la zona centrale del castrum ed esattamente la zona del Praetorium, cioè l’area del comandante della caserma, disposta attorno ad un cortile rettangolare di 15 m. x 21,50, porticato su pilastri con architravi. Sull’altro lato è stata sta l’area del Sacrarium, dedicata ai tempietti col culto e le statue dei vari Dei, mentre sugli altri lati dovevano essere gli ambienti per gli ufficiali. Il dormitorio dei soldati, con le camere disposte su due livelli e tra loro parallele, coperte da volte a crociera, si trovava sotto l’attuale transetto della basilica.

Quando l’imperatore Costantino sposò nel 307 la sua seconda moglie, Fausta, figlia dell’ex-imperatore Massimiano e sorella dell’usurpatore Massenzio, infelice moglie dell’imperatore che la fece affogare nel bagno, i terreni e i beni dei Laterani vennero in suo possesso. La residenza nota, a quell’epoca, con il nome di Domus Faustae, in quanto unica erede della famiglia, e Costantino ne dispose come proprietà personale quando vinse Massenzio alla battaglia di Ponte Milvio, nel 312.
Il cambiamento del reclutamento su base geografica, invece, vide il brusco ridimensionamento dei coscritti provenienti da Germania, Britannia e Gallia (il 29 per cento del totale prima del 193 d.C. contro il 12 per cento dopo tale data) e da Rezia e Norico (il 27 per cento contro il 13 per cento) e l’impennata di quelli provenienti dalla Pannonia (il 22 per cento contro il 35 per cento) e da Tracia e Dacia (il 13 per cento contro il 35 per cento). Per tutto il III secolo, comunque, gli equites singulares continuarono a svolgere la loro funzione di guardia personale dell’imperatore, attraversando indenni guerre civili e colpi di Stato, ma l’inizio del IV secolo fu per loro fatale: nella cruenta contrapposizione fra Costantino e Massenzio i reparti della guardia, insieme ai pretoriani, presero le parti di quest  ultimo, strenuo difensore del paganesimo. Sconfitto nella battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.), Massenzio trascinò nei gorghi anche gli equites singulares. Desideroso di rompere col passato, Costantino abolì la milizia, affidando la propria sicurezza ad altri reparti non compromessi col passato regime.

 

Struttura

Per poter diventare Equites Singulares occorreva aver maturato un’ esperienza di almeno cinque anni negli altri reparti dell’esercito, il servizio durava complessivamente venticinque anni. Con il reclutamento i soldati ottenevano automaticamente la cittadinanza romana e il nome dell’imperatore regnante, con tutti i relativi benefici che questo comportava.Questo sta ad indicare la volontà dell’imperatore di avvalersi di una forza d’élite efficace e fidata.

L’unità era divisa in Turmae di cento uomini ognuno con i propri graduati: un decurio, un duplicatvus, un sesqu plicatius, un signifer, un armorum custos ed un curato. Venivano generalmente addestrati come specialisti nel mestiere delle armi e spesso trasferiti come decurioni in altri reparti in modo che l’unità selezionata poteva seguire un vero e proprio “corso specializzato” all’interno della cavalleria romana. I tributi degli Equites erano persone di fiducia dell’imperatore e spesso raggiungevano la posizione di prefetto e pretorio, il secondo grado per importanza in tutto l’impero.

Gli Equites Singurales veneravano gli dei dello stato e dell’esercito romano e quelli dei loro paesi di origine sul Reno e sul Danubio nonche’ gli dei particolari della truppa: Campestres (per le armi) ed Epona (per i cavalli).

Necropoli

Avevano la necropoli nell’area della proprietà imperiale “ad duas lauros” lungo la Via Labicana, già dal II sec. d.C., fu utilizzata dal II al IV secolo, quando il corpo fu sciolto. Dopo lo scioglimento la necropoli fu distrutta e su di essa venne edificato il Mausoleo di Elena madre di Costantino.
La distruzione del sepolcreto può essere stata una vendetta di Costantino nei confronti degli Equites che nella storica battaglia di Ponte Milvio (312 d.C.) si erano schierati contro di lui con il suo avversario Massenzio, che era stato acclamato imperatore dai militari della guardia, equites e pretoriani in una villa al sesto miglio da Roma sulla Via Labicana (attuale Casilina).

Il campo “ad duas lauros” continuò ad essere usato per le esercitazioni militari.

Numerosi sono stati i ritrovamenti di iscrizioni riguardanti gli Equites nella regione ad duas lauros, ma le pietre tombali sparse in una vasta area lungo la via Labicana (attuale Casilina) non hanno consentito una precisa ubicazione del sepolcreto. Moltissime iscrizioni funerarie sono state ritrovate nel 1956 durante gli scavi della basilica costantiniana nelle fondamenta della stessa. E’ stato perciò ipotizzato che la necropoli si trovasse nell’area del complesso costantiniano. Sui loro cippi funerari troviamo molto spesso raffigurate fra due maschere acroteriali, il banchetto funebre ed il soldato su un cavallo decorato con gualdrappa guidato mediante lunghe briglie da un uomo a piedi vestito di corta tunica, immagini che mostrano visioni dell’aldilà proprie dei Traci che ebbero grande influenza sugli Equites e sui cavalieri di altri paesi.

 

gli equites singulares a centocelleultima modifica: 2010-05-17T12:10:43+02:00da accettapensieri
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